Comunicato stampa
Un'arte coraggiosamente sentimentale è quella di Diego Cibelli (Napoli, 1987), capace di reinventare tecniche della tradizione in modo sempre ispirato dai contesti espositivi. Si celebra ora l'amore, quello della ceramista Marieda Di Stefano e dell'ingegnere Antonio Boschi, entrando con pudore e passione nella casa che continua a custodire non solo la straordinaria collezione di dipinti creata dai coniugi, ma anche la pienezza di vita che ne è all'origine. Cibelli ne coglie lo spirito e crea una connessione con l'involontaria aspirazione all'eterno di una domus pompeiana e alla frase ivi ritrovata che dà titolo alla mostra e che l'artista interpreta in cinquantanove lettere in porcellana. Altre lettere fanno risuonare in altre stanze celebri canzoni pop in una memoria ancipite, lieve se attivata da chi anche solo accenni in un intimo mormorio i motivi musicali evocati, ma duratura e tangibile nella trasposizione de e parole in forma scultorea.
Occorre precisare che la tecnica adottata è propriamente il biscuit, il cui biancore, in assenza di smalto, lascia testimoniare l'energia propria della materia senza distraenti inganni pittorici. Con la stessa modalità sono realizzati i vasi che ereditano la sapiente maestria di Capodimonte e che da tale tradizione portano a Milano un tributo al matrimonio come occasione di amore incontenibile, da condividere con gli ospiti, in una profusione che trova corrispondenza con la fitta esposizione di quadri che i Boschi Di Stefano avevano immaginato nella vita domestica e che si fa ora più universale rifugio e quasi un imprevisto e toccante appello a un sentimento troppo spesso prevaricato dalla violenza di odiosi pregiudizi e brutali comportamenti. Il fanciullesco lancio di un bouquet in un breve ed emozionante video e il paesaggio ideale modellato o disegnato a matita da Cibelli concorrono, così, a trastigurare la visita nella Casa Museo in un'aspirazione alla purezza di forme che valga come allegoria di un idillio contemporaneo.
Gianfranco Maraniello