Una vita davanti (A life ahead)

Comunicato stampa

L’origine di Una vita davanti affonda le proprie radici in una scena primordiale: l’incubo della madre dell’artista, che sogna di non aver preparato abbastanza cibo per i propri figli. Questa paura della scarsità, del non aver dato abbastanza, attraversa anche il rapporto di Diego Cibelli con la creazione, concepita come un gesto di accoglienza.

Questa memoria familiare riecheggia nella carta da parati composta da incisioni della collezione del conte Firmian, conservata al Museo di Capodimonte. La scena rappresenta un momento di condivisione: contadini intenti a preparare un pasto, mentre sullo sfondo una folla sembra già animata dallo spirito della festa collettiva.

Nella vetrina si erge una montagna di zucchero che sostiene una scultura in porcellana. Il rimando alla Montagna di Sale di Mimmo Paladino viene trasformato attraverso la sostituzione del sale con lo zucchero: una materia non più aspra e sacrificale, ma domestica, affettiva e nutriente, legata all’infanzia, alla cura, al desiderio e all’assenza. La porcellana, anziché essere isolata su un piedistallo, ritorna al mondo della tavola e dell’ospitalità, ricordando come nel Settecento questi oggetti accompagnassero la vita quotidiana e i rituali del convivio.

Questa economia delle emozioni appartiene profondamente alla storia di Napoli, luogo in cui ornamento e usura, prezioso e quotidiano convivono da sempre. Da un’angoscia della mancanza nasce così una proliferazione di forme che si traduce in un’estetica dell’abbondanza, tipica della cultura napoletana, dove l’eccesso diventa spesso risposta simbolica alla povertà. La scelta della porcellana assume quindi un significato centrale. Portatrice di una lunga tradizione del gusto e delle arti decorative, essa appartiene all’immaginario domestico e funzionale, ma diventa anche il luogo di una domanda fondamentale: quando un oggetto cessa di essere decorazione per diventare scultura? E perché distinguiamo ancora ciò che appartiene alla tavola da ciò che merita il museo? Questa riflessione prosegue nello spazio principale della galleria, dove sculture sospese ispirate alle chinoiseries costruiscono un universo popolato da animali esotici, fiori, volti e motivi medievali. Più che accumulare citazioni, queste opere mettono in relazione tempi, culture e immaginari differenti all’interno di un unico ordine poetico.

Nello stesso tempo emerge una sottile relazione con l’Arte Povera. Non una genealogia diretta, ma il confronto tra due sistemi apparentemente opposti: da una parte porcellana, ornamento e tradizione decorativa; dall’altra ferro, materia grezza e scultura italiana. Diego Cibelli non sceglie tra questi poli, ma ne mantiene viva la tensione. Le opere collocate in bilance di ferro che richiamano Jannis Kounellis trasformano infatti la porcellana da semplice oggetto ornamentale a elemento di scambio, memoria e valore.

Attraverso questa mostra, Diego Cibelli afferma una convinzione fondamentale: le forme non esistono mai isolate, ma dialogano e si trasformano reciprocamente nel tempo. Una vita davanti non indica soltanto una prospettiva biografica, ma propone una diversa concezione del tempo, inteso come continuità stratificata nella quale le forme del passato vengono costantemente reinterpretate. Le sue opere non separano ciò che appartiene all’arte da ciò che appartiene alla vita quotidiana, né distinguono rigidamente la casa dal museo. Al contrario, aprono uno spazio in cui le categorie perdono la loro rigidità e la creazione torna a essere un gesto di ospitalità: un modo di fare spazio agli altri e di dare forma a ciò che, insieme, è fragile, generoso e profondamente umano.

Live in the layers, not on the litter

Vedute della mostra