Comunicato stampa
Beata Fragilità del Bosco Amato è un’opera in porcellana biscuit realizzata da Diego Cibelli, opera site-specific che circonda la porta di ingresso alla Galleria delle Porcellane al primo piano del Museo di Capodimonte.
Composta da centinaia di elementi fitomorfi, animali, frutti e ortaggi in porcellana, l’installazione si configura come un dispositivo plastico e narrativo di forte impatto visivo, composto da unità autonome ma interdipendenti, le cui fonti visive derivano dalle collezioni di Capodimonte.
L’opera è collocata all’atrio del primo piano del Museo, in posizione liminare rispetto all’accesso alla Galleria delle Porcellane, nuovo allestimento distribuito in sedici sale tematiche dedicate alle grandi fabbriche di porcellana europee rappresentate nelle collezioni: dalla Real Fabbrica di Napoli e Capodimonte a Meissen, Sèvres, Vienna, Berlino, Parigi, Wedgwood e Ginori Doccia.
L’opera di Cibelli si pone in continuità con la tradizione manifatturiera che ebbe proprio a Capodimonte uno dei più prestigiosi centri di produzione nel XVIII secolo.
In questa sede, Beata fragilità del Bosco Amato assume la funzione di soglia visiva e concettuale, introducendo il visitatore alla Sezione, predisponendo al dialogo diretto con i nuclei storici.
Sul piano iconografico e simbolico, l’opera trae ispirazione dalle feste pubbliche della Napoli borbonica, in particolare si riferisce ai banchetti celebrativi dedicati ai nobili, cui si contrapponevano i giochi dedicati al popolo come l’albero della cuccagna, struttura effimera rituale che metteva in scena l’abbondanza come strumento di rappresentazione del potere e di partecipazione collettiva.
Gli elementi in porcellana sono collocati a un’altezza volutamente ambigua, che suggerisce una prossimità accessibile ma al tempo stesso negata, rievocando quella tensione tra desiderio e impossibilità propria di un rito ludico.
L’opera dissolve la tradizionale dicotomia tra cultura aristocratica e cultura popolare, restituendo una dimensione emotiva condivisa.
L’installazione si sviluppa su più livelli, a partire dal suo ancoraggio alla parete d’accesso alla Galleria, richiamando l’idea di un fregio che incornicia la porta d’ingresso, e si espande in più dimensioni, con elementi aggettanti disposti su differenti piani.
Beata fragilità del Bosco Amato si propone come una natura morta espansa, una cornucopia contemporanea che pone in relazione abbondanza e caducità, permanenza e instabilità.
Tali polarità risultano inscritte nella materia stessa della porcellana, medium intrinsecamente fragile e complesso, sottoposto nel processo di lavorazione a continui passaggi di stato, a variazioni di pressione e a temperature.
La dimensione tecnica diviene così parte integrante del discorso di Cibelli, elevando la fragilità a principio strutturante dell’opera.